venerdì 27 agosto 2010
Il nuovo patto sociale di Marchionne
La premessa per comprendere meglio in che cosa consista, questo nuovo patto sociale, è la comprensione della nuova globalizzazione con cui siamo alle prese. Il mondo post crisi vede leader mondiale della produzione industriale la Cina e non più gli Stati Uniti. Vede l’intera costa occidentale del Pacifico, da Vietnam e Thailandia a Corea del Sud e Indonesia, non più sotto l’orbita economica e politica degli States, ma di Pechino, che ha agganciato l’export asiatico alla soddisfazione dei propri consumi interni, destinati a crescere vorticosamente sostituendo la tossicchiante domanda americana.
Chi era critico della globalizzazione anglosassone, resta ancor più critico anche di questa neoglobalizzazione a guida asiatica. Gode di vasto consenso, infatti, la tesi secondo la quale (vedi ultimi interventi di Luciano Gallino ed Eugenio Scalfari, su Repubblica) tentare di assicurarsi quote crescenti di quei mercati, che vedranno centinaia di milioni di neoconsumatori affacciarsi a bisogni crescenti, comporti una concorrenza al ribasso dei costi e dei diritti dei lavoratori dei Paesi avanzati. Come a dire che se la Fiat punta a diventare un gigante mondiale bisogna fermarla, perché se ci riesce significa che gli operai di Pomigliano, Melfi e Mirafiori saranno costretti alle basse paghe e agli zero diritti degli operai cinesi.
E’ una tesi popolare, abilmente insufflata da quel pezzo di sindacato e di sinistra che continua a guardare alla storia attraverso lo specchietto retrovisore. E le lenti della nostalgia, dei mitici anni in cui bandiere rosse e consensi a milioni tra gli operai facevano pensare che la fabbrica fosse finalmente nelle mani giuste, cioè quelle degli sfruttati in lotta naturale contro gli odiati e famigerati “padroni”.
Senonché, si tratta di una tesi completamente falsa. L’intera storia della globalizzazione, dalla prima rivoluzione industriale manchesteriana e dall’applicazione della legge dei rendimenti comparati e della specializzazione del lavoro, è fatta di Paesi che si affermano e restano per lungo tempo leader, anche nell’espansione dei mercati ad aree a più basso costo del lavoro. Purché naturalmente quei Paesi avanzati non dimentichino che devono preservare due condizioni. La prima è che devono avere una struttura produttiva flessibile, in grado di rispondere rapidamente alla mutata domanda internazionale. La seconda è che devono restare titolari di tecnologie di prodotto e processo, gestionali, commerciali e distributive, capaci di preservare la leadership nella parte più elevata del valore aggiunto, quella che i Paesi emergenti metteranno più tempo a raggiungere. E’ grazie a questa leadership, che si realizzano utili tali da continuare a sostenere redditi elevati tantod elle inmprese, che dei loro dipendenti. Così facendo la Gran Bretagna preservò la sua egemonia nell’Ottocento, e gli Stati Uniti la loro nel Novecento e fino alla grande crisi attuale. La differenza rispetto al passato è che semmai i Paesi meno avanzati oggi sono assai più rapidi di un tempo, nel dover concedere aumenti salariali e dei diritti: persino la Cina comunista, registra negli ultimi sei mesi aumenti retributivi tra il 15% e il 25% nel più della propria manifattura.
Ma perché la struttura produttiva sia flessibile e contemporaneamente capace di concentrarsi sull’affinamento e l’innovazione delle tecnologie, occorrono anche regole condivise capaci di rendere possibili queste innovazioni continue. A volte, come nel caso Fiat in Italia, innovazioni di forte discontinuità, visto lo stato di fortissima difficoltà dell’azienda quando Marchionne la prese in mano.
Ma il nuovo patto sociale indicato da Marchionne e Marcegaglia offre ai lavoratori più retribuzione netta e meno tassata, non meno. Oltre a rappresentare l’unica strada oggi possibile per difendere la base occupazione attuale, e per estenderla ulteriormente in futuro. Certo, trattare stabilimento per stabilimento e azienda per azienda le nuove condizioni di miglior utilizzo degli impianti attraverso turni, orari e straordinari, in cambio non solo di più retribuzione ma altresì di 20 miliardi di investimenti, implica l’addio ai vecchi riti e miti della contrattazione centralizzata e iperpoliticizzata.
Ma è di questo che c’è bisogno, nel mondo nuovo. Concretezza, rigore, reciproco vantaggio tra capitale e lavoro. Il nuovo patto sociale manda in soffitta i rottami ideologici della contrapposizione di classe. Non si fonda più sul collettivismo corporativo. Ma sull’utile comune e condiviso di una nuova responsabilità sociale. Che guarda al miglioramento del benessere e dei consumi di miliardi di individui nel mondo come a una possibilità per tutti, non come a una minaccia. G.
martedì 24 agosto 2010
Evoluzionismo
Già a partire dalla metà degli anni Ottanta i mercati-come le stagioni – hanno conosciuto mutamenti tali da determinare una profonda e permanente trasformazione sulla competizione tra imprese o sistemi di impresa.
L’importanza e la dimensione di queste modifiche ha comportato radicali trasformazioni nell’organizzazione e negli orientamenti strategici delle aziende.
Sono diversi i fattori che caratterizzano l’attuale contesto competitivo,che tutti i settori stanno vivendo:
•Concorrenza sempre più allargata e internazionale, logica conseguenza dei processi di globalizzazione dei mercati e di liberalizzazione dei settori protetti da monopoli legali;
•Domanda sempre più esigente in termini di personalizzazione dei prodotti e dei servizi;
•Innovazione tecnologica sempre più forte e crescente;
•Crescita tecnologica che comporta par l ‘azienda la necessità di sviluppare capacità di relazione per gestire al meglio le proprie risorse concentrandosi sulle proprie attività distintive esternalizzando quanto non sia core business.
A ben vedere di punti ne esisterebbero altri, ma quello che conta è la necessità di cambiamento delle politiche delle aziende che, volenti o dolenti, devono adeguarsi a questa tendenza… se vogliono, se vogliono ovviamente, rimanere il più a lungo possibile sul mercato.
Per non uscire dal “giro”- questo è appunto il rischio- è necessario avere la capacità di produrre valore secondo la logica del Value for money…
Diventa allora indispensabile ricercare ogni forma di sinergia all’interno e/o all’esterno del mercato. Tutti gli attori dovrebbero condividere le proprie esperienze perché quello che deve essere chiaro è che la Pmi non può orientarsi verso un efficienza statica tipica del mercato di massa ma deve offrire un valore in più! Una direzione che dovrebbe spingere gli operatori ad avvicinarsi a parole quali qialità/servizio/tempo.
Tutto per fidelizzare il cliente ed essere degli ottimi “ evoluzionisti” …
mercoledì 14 luglio 2010
1978
1978- il futuro è diesel
Cominciano a colpire i dati sulla diffusione del diesel: da 150mila unità a livello mondiale nel 1973, a 550 mila alla fine del 1978, di cui ben 550 mila nella fine del 1978, in cui ben 80 mila in Italia.
Nonostante la sovrattassa, dunque, gli Italiani sembrano davvero attratti dalle vetture a gasolio.
1980- L’autonica sbarca in Europa
Dopo stati Uniti e Giappone, l’autonica (elettronica dell’auto) arriva in Europa e, proprio nel momento di maggiore crisi dell’Industria dell’auto, mette a rischiola vita di decine di aziende.
Meno cavi e più elettronica dunque, a partire dall’accensione.
1981 – Check up per tutte le auto
Sulla G.U. n.33 del 4/02/1980 vennero pubblicati i due decreti del Ministro dei Trasporti, Rino Formica, relativi alla revisione generale ad annuale dei veicoli a motore, comprese le autovetture ad uso privato.
Sanzione amministrativa per chi non rispetta i termini.
1981 – Il ricambio entra nella Gdo
Il mercato della distribuzione dei ricambi è alla ricerca di nuovi spazi.
La grande distribuzione è alla ricerca di nuove opportunità commerciali. Il gioco è fatto: gli scaffali dedicati al “ fai da te” si riempiono di candele, lubrificanti,tergicristalli ed accessori vari.
martedì 6 luglio 2010
...E Aftermarket Fu
I primi passi.
Come tutto, anche la nascita della distribuzione dei ricambi ha la sua storia.
E come tutte le storie, la nostra può anche vantare una mamma, certa come tutte le mamme mentre, come spesso accade, non si può dire lo stesso del papaà, perchè molti se ne vantano...
La nostra storia ci svela anche come fu un parto gemellare, anche se si cercò di nasconderlo per diritti dinastici. Alla prima creatura venuta alla luce fu dato un nome importante per la registrazione all'anagrafe: OES.La seconda, data in affido, fu invece chiamata più semplicemente: Indipendente.
Evoluzionismo
Già a partire dalla metà degli anni Ottanta i mercati - -come le stagioni-hanno conosciuto mutamenti tali da determinare una profonda e permanente trasformazione nella competizione tra imprese o sistemi di imprese. L’importanza e la dimensione di queste modifiche ha comportato radicali trasformazioni nell’organizzazione e negli orientamenti strategici delle aziende. Sono diversi i fattori che caratterizzano l’attuale contesto competitivo, che tutti i settori stanno vivendo:
• Concorrenza sempre più allargata e internazionale, logica conseguenza dei processi di globalizzazione dei mercati e di liberalizzazione dei settori protetti da monopolio legali;
• Domanda sempre più esigente in termini di personalizzazione dei prodotti e dei servizi ;
• Innovazione tecnologica sempre più forte e crescente;
• Crescita tecnologica che comporta per l’ azienda la necessità di sviluppare capacità di relazione per gestire al meglio le proprie attività distintive esternalizzando quando non sia core business.
A ben vedere di punti ne esisterebbero altri, ma quello che conta è la necessità di cambiamento delle politiche delle aziende che,volenti o dolenti, devono adeguarsi a questa tendenza … se voglio ovviamente, rimanere il più a lungo possibile nel mercato.
Per non uscire dal “giro”- questo è appunto il rischio – è necessario avere la capacità di produrre valore secondo la logica del Value for money…
Diventa allora indispensabile ricercare ogni forma di sinergia all’interno e/o all’esterno del mercato. Tutti gli attori dovrebbero condividere le proprie esperienze perché quello che deve essere chiaro è che la Pmi non può più orientarsi verso un’efficienza statica tipica del mercato di massa me deve offrire un valore in più ! Una direzione che dovrebbe spingere gli operatori ad avvicinarsi a parole quali quantità/servizio/tempo.
Tutto per fidelizzare il cliente ed essere degli ottimi “evoluzionisti” …